IL CANTO DEL GRILLO

manifesto 19 grillo - 70x100 - 15 lug 15 2000.19 agosto 2015
ore 21.30
Prima assoluta


studio su Il canto del cigno di Anton Cechov
adattamento Ferdinando Smaldone e Antonio Vitale
regia Ferdinando Smaldone
con Ferdinando Smaldone e Antonio Vitale
produzione Rostocco e GTS Caivano Arte


Tra la polvere e i tessuti consunti di un palcoscenico di provincia, durante una tournée da scavalca montagne, in una notte che sembra irreale, dopo una rappresentazione, un celebre attore resta chiuso in teatro. Stremato dalla fatica dello spettacolo e vinto dall’età avanzata, dopo la paura iniziale, decide di arrendersi al destino e passare la notte in platea. Il luogo che più dovrebbe essergli familiare si rivela invece un universo da scoprire, un contenitore nel quale dare libero sfogo alla fantasia, che gli riserverà sorprese e un incontro importante. Gli si paleserà un suo collega, un allievo costretto a ripararsi anch’egli in teatro per motivi economici, il quale lo guiderà e sarà il catalizzatore dei suoi ricordi, ma gli farà anche riscoprire oltre un’intimità che credeva perduta, il gusto di vivere e di recitare. Il finale capovolgerà nuovamente il rapporto tra finzione e realtà, fino a svelare la nudità uno degli archetipi teatrali: durante l’epilogo l’attore-istrione smette i panni del personaggio e ridiventa se stesso.

Il nostro “Canto del cigno”, “Il Canto dei Grilli”, è soprattutto un inno al teatro, quello fatto con il cuore e con ogni energia, quello che impegna ogni atto della vita di un uomo, fin quasi a confondersi, quasi, con la vita vera. Nella scrittura convergono, in un singolare e fortunato incontro, i ricordi e le esperienze di un giovane attore, F., vissute e raccontate attraverso l’ironia, la delusione e la crisi emotiva oltre che economica dei nostri tempi, e l’idea di un teatro che un drammaturgo come Anton Cechov consegna ad un secolo che non è più il suo, ma che gli appartiene, teatralmente, per certa paternità. Il punto di partenza è ovviamente il testo di Cechov, le dinamiche di rapporti che innesca, il suo indulgere senza paura al sentimento e all’umorismo (magari sfiorare le sue vette!) facendolo incontrare, innestandolo quasi, su di una sensibilità contemporanea. Sullo sfondo il Teatro, con le sue mode, le sue inesattezze, le sue follie, il suo gergo, la sua “umanità”, che non cambia mai.


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