Jatta Noir Cabaret

14 agosto 2017
ore 21.30


miniatura jattadiretto e interpretato da
Floriana D’Ammora, Giuliano Casaburi, Arianna Cristillo, Antonio Granatina
durata 60′


In una piovosa Parigi sospesa in un’epoca lontana, personaggi scalcinati si aggirano per le strade umide della città. Un polveroso cabaret è il loro rifugio. E’ lì che si svelano, mostrano a pieno la propria identità, ciò che bramano, la passione che li anima. Una presenza misteriosa li accoglie in questo luogo. E’ una gatta nera che ad ogni notte fonda alza il sipario per offrire al suo pubblico visioni noir, decadenti, bizarre e romantiche.

Fanny Damour, nelle vesti di Jatta noir, ospita Monsieur Didier, un ventriloquo accompagnato dalla sua Yvette, una bambola di pezza dal cuore di donna; Herr Feuer che racconterà le sue tragicomiche avventure; Un misterioso cancelliere dalle velleità artistiche; Lady Pussycat diva dalla voce ammaliante, ossessionata dai gatti neri.

Note di Regia

Lo spettacolo adotta una chiave ironica, giocosa, irriverente, ma a tratti anche malinconica. Cerca di riportare alla luce un po’ di quell’atmosfera che caratterizzava i cabaret del primo novecento, con numeri di arte varia che si alternano e temi semplici, quanto attuali, che vengono con leggerezza, portati in scena. La costruzione dello spettacolo è originale, mentre i testi e le canzoni sono tratti anche di autori noti quali Valentin, Spoliansky e Weill. La regia non è affidata a un singolo, ma a ciascuno dei performer che non solo si dedica alla cura e alla crescita del proprio numero, ma cerca di apportare un contributo all’intero lavoro con creatività e dedizione. Un vero e proprio lavoro di squadra. E’ chiaro nella narrazione della storia lo spunto autobiografico della coppia di artisti che , per loro stessa ammissione, hanno vissuto a più riprese momenti turbolenti nel corso della loro relazione. Drammi e contrasti che conosce bene chiunque abbia avuto una relazione amorosa, talvolta percepita come fuga estatica dalla realtà, talvolta come pure follia utopistica. In questo viaggio all’ interno delle dinamiche sentimentali tra due individui, affrontato in modo assolutamente ironico, in uno spazio astratto che è quello della memoria della protagonista, il testo assume un carattere indeperibile, universale, rifrangente. Forse per questo è uno dei testi italiani più rappresentati all’ estero.

La storia racconta di una donna, Antonia, e di un uomo, Uomo, che dopo anni di matrimonio monogamo provano, su insistenza del marito, ad “aprire” la coppia verso relazioni più o meno fugaci al di fuori della vita coniugale. Questo diversivo scardina totalmente il tradizionale assetto familiare e mette in risalto le loro reazioni emotive. In un flusso continuo di ricordi, rimpianti, confessioni e dissacranti verità la donna sembra, dapprima, subire il marito nella speranza di salvare un equilibrio minacciato, lasciando il “coppio aperto” leggero e svolazzante tra giovanili avventure estemporanee e riducendosi a maldestri tentativi di suicidio. Lentamente sarà Antonia ad evolversi e ad affermare se stessa, al di fuori dell’ assetto familiare. Sarà Antonia che confesserà di essersi innamorata di un altro uomo. Uomo comincia, allora, un percorso di disintegrazione delle proprie certezze, impazzisce nel tentativo di riafferrare in qualunque modo la donna che mai, ora, tornerebbe ad indossare l’ abito nuziale diventato negli anni così pesante. Entrambi, vittime di sé stessi, compiono un cammino speculare ironico nella loro rispettiva disperazione, che li condurrà ad esiti sorprendenti per ricordarci che amare è volere il bene dell’ altro.